In principio era Elynrien, la Santa Regina, che gli Umani (Atani) chiamano
Gea.
Benevola Madre, Signora dell'Esistenza, creò dalla propria essenza Iluve,
Tutto.
Differente da come oggi lo conosciamo nacque il Mondo, giacchè per Suo
volere nulla sarebbe rimasto immutato, ma sarebbe cambiato, seguendo la naturale
via del divenire che ella imprimette ad ogni cosa.
Infuse il proprio potere dando vita ai Figli, i Fairi, gli Spiriti.
Fondendosi con essi creò quella che sarebbe stata la loro più
perfetta creatura: Minyari, i Priminati.
Ma con preoccupazione gli Dei li osservavano vagare sulla Terra tra le ombre,
così, da sprazzi della divina Essenza della Potente furono creati gli
astri, Anar e Isil, Sole e Luna, ed Eleni, le Stelle.
I Minyari poterono così godere dell'alternarsi della Luce e, con essa,
della vita che prosperava per le Terre.
Avanyarimar, inenarrabili, di Essi poco è conosciuto ed è leggenda.
Quendelië e Urqui, le razze degli Elfi e degli Orchi, dai Minyari discendono.
Gli Eldar dei Priminati erano i prediletti: bellezza, saggezza, agilità
e arti vennero loro trasmesse, Un animo profondo e antico avrebbe acceso i loro
cuori.
Nemesi invece erano gli Orchi: corruzione, perfidia e malizia dimoravano in
corpi orrendi e deformi per quanto forti. Essi hanno volto le spalle agli Dei
e vagano nella Tenebra.
E' precluso dal Tempo e dal Divino voler conoscere maggiormente. Tuttavia, per grazia degli Ariri, i Santi, è credenza che Essi dimorino in luoghi sconosciuti e beati, oltre il mare che ad alcuno non è concesso solcare, se non agli Elfi nel giorno del loro trapasso, quando la barca di Firiel, dalle sue ancelle guidata, giunge alle sponde Orientali del Mondo per condurli ad Occidente dove le loro anime dimoreranno in pace.
Solo Quendelië può a questo aspirare, per la sua natura splendente
che tanto rassomiglia ai Beati.
Solo essi ancora adorano i Figli minori della Santa Regina, l'unica, venerata
anche dagliu altri popoli.
I loro sguardi vi volgono ai Potenti che in Tarmenel, nel firmamento, dimorano
con devozione a gratitudine.
Sopra ogni altro adorano Valya, la Divina, da loro chiamata anche Thule, Spirito
o Meletya, la Potente che su tutto regna.
In Essa sono esistenza, essenza, natura e governano il mondo.
Ononi, i Figli gemelli, sono quatro: Niemor, colei che alla morte presiede,
Erinòr, il Sapiente, Luthyl, di fiori incoronata e Orulliòn, il
Possente.
Niemor siede accanto alla Madre e di Ella condivide maggiormente i disegni
inerenti alla vita.
Dolore per le sorti delle creature viventi a lei sopra gli altri appartiene.
Guida delle anime dei defunti e di coloro che soffrono, è anche, per
gli Eldar, Olori, colei che guida i sogni e il destino, e Naimie, la fanciulla
che canta elegie.
Erinòr della Madre ha appreso la Conoscenza e governa le tradizioni
dell'elfica genia.
Istyar, l'Erudito, colui che anche della Creatività ha fatto il suo reame.
Benevolo il suo sguardo cade su coloro che del Sapere hanno fatto il loro cammino.
Il suo simbolo è la quercia, forte e antica.
Luthyl, Rilya, la splendente di beltà. Colei il cui canto argentino
ispira i poemi e le nenie dei bardi.
Suprema è nella grazia e nella virtù. A lei sono dilette e gradite
le Stelle, la Luna e ogni cosa che in sè reca sfolgorio. Indili, i gigli,
cingono la corona di Alariel. Nande, l'Arpa, è lo strumento che ella
più di ogni altro ama.
Orulliòn è il Possente, Astaldo, Signore del Valore e della Forza. E' detto anche Soron, l'Aquila. A lui gli Elfi devono l'acuta vista e il coraggio proprio di tali potenti volatili. Sorni, sono anche detti i guerrieri che a lui sono devoti, Aquile, e nelle loro invocazioni risuona alto il grido di incitamento alla battaglia.
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